10 motivi per non investire in Bitcoin secondo Bankitalia

Bankitalia ha diramato un comunicato sconsigliando l’acquisto e l’utilizzo delle criptovalute creando un elenco di dieci punti in cui evidenzia i “problemi” delle criptovalute.

Perché è rischioso utilizzare valute virtuali?

  1. Carenza di informazioni.
    In assenza di obblighi informativi e di presidi di trasparenza, può risultare difficile reperire indicazioni affidabili per
    comprendere il funzionamento, i costi, il valore e i rischi di ciascun tipo di valuta virtuale.
  2. Assenza di tutele legali e contrattuali.
    L’acquisto, lo scambio e l’utilizzo di valute virtuali non sono assistiti da tutele legali e/o contrattuali analoghe a quelle che accompagnano le operazioni in valuta legale; le transazioni in valuta virtuale sono generalmente tecnicamente irreversibili, spesso non sono supportate da un contratto né da procedure di reclamo e le controparti sono anonime; in ogni caso, la mancanza di definizioni, di standard legali e di obblighi informativi renderebbe difficile provare in giudizio di aver subito un danno ingiusto. E’ possibile che l’utilizzo o la conversione di valute virtuali siano soggetti a costi e commissioni non chiaramente indicati.
  3. Assenza di forme di controllo e vigilanza.
    L’emissione e la gestione di valute virtuali, compresa la conversione in moneta tradizionale, sono attività non soggette a vigilanza da parte della Banca d’Italia né di alcuna altra autorità in Italia.
  4. Assenza di forme di tutela o garanzia delle somme “depositate”.
    In caso di condotta fraudolenta, di fallimento o cessazione di attività delle piattaforme di scambio non esistono tutele normative specifiche atte a coprire le perdite subite. Analogamente, per le somme in valuta virtuale depositate presso terzi non operano i tradizionali strumenti di tutela, quali i sistemi di garanzia dei depositi.
  5. Rischi di perdita permanente della moneta a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimento.
    La valuta virtuale archiviata nel “portafoglio elettronico” potrebbe andare persa a seguito di malfunzionamenti o attacchi informatici; anche in caso di smarrimento della password del portafoglio elettronico la perdita potrebbe essere permanente, in quanto non esistono autorità centrali che registrano le password o ne emettono altre sostitutive.
  6. Accettazione su base volontaria.
    L’accettazione di valute virtuali da parte dei fornitori di beni e servizi si basa sulla loro discrezionalità e/o su accordi che possono cessare in qualsiasi momento e senza alcun preavviso. Pertanto, chi detiene somme denominate in valuta virtuale non ha alcuna certezza di poterle utilizzare per gli scopi programmati.
  7. Elevata volatilità del valore; rischi di perdite.
    Il valore delle valute virtuali è caratterizzato da una grande volatilità, anche a causa dei meccanismi di formazione dei prezzi (talora opachi) e dall’assenza di un’autorità centrale in grado di intervenire per stabilizzarne il valore. Tale circostanza può comportare perdite anche di rilevante entità in caso di detenzione di valuta virtuale.
  8. Rischio di utilizzo per finalità criminali e illecite.
    La rete di valute virtuali può prestarsi a essere utilizzata per transazioni connesse ad attività criminali, incluso il riciclaggio di denaro; pur essendo le transazioni in valuta virtuale visibili, infatti, i titolari dei portafogli elettronici e, più in generale, le parti coinvolte possono generalmente rimanere anonimi; ciò potrebbe rendere necessario l’intervento delle autorità per chiudere le piattaforme di scambio impedendo l’accesso o l’utilizzo di eventuali fondi custoditi presso di esse.
  9. Rischi fiscali.
    La natura decentralizzata delle rete di valute virtuali e l’assenza di regolamentazione fanno sì che il trattamento fiscale delle valute virtuali possa presentare incertezze e lacune, a cominciare dall’individuazione dello Stato beneficiario, dando vita a implicazioni imprevedibili per i soggetti coinvolti.
  10. Non sono “Bancomat”.
    I chioschi di valute virtuali sono apparecchi, collegati ad Internet, che consentono di acquistare valute virtuali dietro versamento di valute aventi corso legale e, in alcuni casi, viceversa. Per quanto apparentemente simili, tali dispositivi non sono ATM, non prevedono l’intervento di alcun intermediario autorizzato e vigilato e non garantiscono i presidi di sicurezza e le tutele legali delle ordinarie apparecchiature Bancomat/ATM.
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Voi cosa ne pensate di queste note diramate tra Bankitalia?

Via Banca d’Italia

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